L’economia non sta andando bene.
Ma non sta nemmeno andando male.
Sta facendo entrambe le cose contemporaneamente.
È la cosiddetta K-shaped economy: stessa economia, due popolazioni che si muovono in direzioni opposte.
Chi possiede asset — azioni, immobili, aziende — negli ultimi anni ha visto crescere enormemente la propria ricchezza. Chi vive prevalentemente del proprio reddito racconta invece una storia diversa: affitti più alti, spesa più cara, case sempre meno accessibili.
Negli Stati Uniti il 10% più ricco possiede circa il 68% della ricchezza complessiva, mentre al 50% più povero ne rimane circa il 2,5%.
Ecco perché qualcuno dice che l’economia non è mai stata così forte mentre qualcun altro dice di non riuscire più a permettersi di vivere.
Hanno ragione entrambi.
Sono semplicemente sui due bracci diversi della K.
Ora proviamo a spostare questa immagine dentro uno studio dentistico.
Perché credo che stia succedendo esattamente la stessa cosa.
Per decenni abbiamo lavorato soprattutto nel mezzo. Una grande classe media poteva permettersi trattamenti odontoiatrici anche relativamente complessi, magari distribuendoli nel tempo.
Quel centro si sta assottigliando.
E questo significa che la domanda che dovremmo porci non è soltanto quanto costerà l’odontoiatria di domani.
La domanda è:
quale odontoiatria compreranno i due bracci della K?
Perché non credo che compreranno semplicemente la stessa odontoiatria a prezzi differenti.
Credo che compreranno due odontoiatrie differenti.
Sul braccio inferiore la pressione sarà inevitabilmente verso prezzo, velocità e standardizzazione.
E qui compare un problema che noi dentisti dovremmo osservare attentamente.
Quali sono le terapie più facilmente standardizzabili?
Molto spesso quelle di replacement.
Prendiamo un dente gravemente compromesso.
Per mantenerlo potrei aver bisogno di terapia parodontale, endodonzia, estrusione ortodontica, chirurgia, adesiva, protesi. Devo conoscere diverse discipline e, soprattutto, devo sapere quando e come combinarle.
Oppure posso estrarlo e sostituirlo.
Il secondo percorso è molto più facilmente trasformabile in protocollo.
Se poi passiamo dal singolo dente a un’intera arcata, il fenomeno diventa ancora più evidente.
Pianificazione digitale, chirurgia guidata, impianti, provvisorio immediato, protesi definitiva.
Il processo può essere standardizzato, organizzato, replicato e concentrato in pochi giorni.
E quando qualcosa può essere standardizzato succede inevitabilmente una cosa:
può essere scalato.
Quando può essere scalato, può essere industrializzato.
E quando può essere industrializzato, prima o poi qualcuno lo farà a meno.
Magari molto meno.
A quel punto non competi più soltanto con lo studio dall’altra parte della città.
Competi con una clinica a 2.000 chilometri di distanza.
Un volo low cost, tre giorni in albergo e il paziente può ricevere altrove una riabilitazione implantare a un prezzo con il quale tu non potrai mai competere.
E probabilmente non dovresti nemmeno provarci.
Perché esiste un altro elemento che raramente entra nel preventivo.
Il costo biologico.
Estrarre un dente costa pochissimo biologicamente nel preventivo di oggi.
Ma può costare moltissimo nella vita del paziente.
Un impianto è una soluzione straordinaria quando serve. Io utilizzo impianti e continuerò a utilizzarli.
Ma un impianto rimane la sostituzione di qualcosa che abbiamo perso.
E soprattutto non è immortale.
La vera fattura potrebbe arrivare dieci, quindici o vent’anni dopo.
Peri-implantite. Perdita ossea. Fratture. Fallimenti protesici. Rimozione dell’impianto. Rigenerazione. Nuovi impianti.
E magari tutto questo avviene quando il paziente non ha più 45 anni, ma 70 o 80.
A quel punto il costo non è soltanto economico.
È biologico e umano.
Ed ecco perché credo che la K odontoiatrica possa diventare ancora più interessante della K economica.
I due bracci potrebbero progressivamente rappresentare non soltanto due prezzi, ma due filosofie di trattamento.
Da una parte:
replacement, standardizzazione, velocità, scala, prezzo.
Dall’altra:
prevenzione, preservazione, personalizzazione, longevità.
Pensiamo allo stesso paziente con malattia parodontale.
Nel primo modello il mantenimento rappresenta quasi un costo: occupa tempo, richiede personale, produce risultati poco spettacolari e non è facilmente scalabile.
Nel secondo modello il mantenimento è probabilmente la terapia più importante di tutte.
Perché il successo non viene misurato dal numero di impianti inseriti.
Viene misurato anche dal numero di impianti che siamo riusciti a non dover inserire.
Ed è qui che cambia completamente il concetto di valore.
La preservazione è tremendamente inefficiente.
Per salvare un dente posso aver bisogno di competenze endodontiche, parodontali, ortodontiche, restaurative e protesiche.
Posso impiegare mesi per ottenere qualcosa che avrei potuto estrarre in venti minuti.
Dal punto di vista industriale è quasi assurdo.
Ma dal punto di vista biologico potrebbe essere esattamente il contrario.
Ed è proprio ciò che è difficile da industrializzare che potrebbe acquistare sempre più valore.
Perché l’AI renderà migliore la pianificazione.
La chirurgia guidata diventerà più semplice.
I workflow digitali diventeranno più efficienti.
Molte procedure oggi considerate sofisticate diventeranno normali.
Ed è fantastico.
Ma significa anche che saranno accessibili a tutti.
E quando tutti possono fare qualcosa, quella cosa smette progressivamente di essere un elemento di differenziazione.
Il valore si sposta verso ciò che rimane difficile.
Diagnosi.
Giudizio clinico.
Manualità.
Biologia.
Pensiero multidisciplinare.
Capacità di gestire le complicanze.
Capacità di vedere una possibilità di preservazione dove qualcun altro vede soltanto un’indicazione all’estrazione.
Ed eccoci di nuovo all’economia.
Nella K economica chi si trova sul braccio superiore possiede asset.
Anche noi dobbiamo costruire i nostri.
Solo che i nostri asset hanno nomi diversi:
competenza, coraggio e visione.
Competenza per avere abbastanza strumenti da poter offrire alternative.
Coraggio per scegliere qualche volta la strada più difficile, meno standardizzabile e meno redditizia nell’immediato.
Visione per capire che il valore futuro potrebbe trovarsi proprio in quello che oggi è più difficile trasformare in un prodotto.
Perché puoi comprare domani un nuovo scanner.
Puoi comprare un nuovo software.
Puoi comprare un robot.
Ma non puoi comprare domani mattina vent’anni di esperienza clinica.
E non puoi decidere di diventare bravo nella preservazione quando improvvisamente tutti avranno capito quanto vale.
Gli asset si accumulano prima.
Quindi non credo che la domanda giusta sia:
quanto costerà l’odontoiatria tra dieci anni?
Credo sia:
quale odontoiatria voglio essere capace di offrire tra dieci anni?
Perché la forbice potrebbe aprirsi molto più di quanto immaginiamo.
Da una parte un’odontoiatria sempre più veloce, standardizzata, replacement-oriented e incredibilmente competitiva sul prezzo.
Dall’altra un’odontoiatria sempre più preventiva, preservativa, personalizzata e orientata alla longevità.
Nel mezzo?
È proprio lì che inizierei a preoccuparmi.
Perché potresti ritrovarti troppo costoso per competere con il primo modello e troppo poco differenziato per appartenere al secondo.
La K è già visibile nell’economia.
Io credo che stia iniziando a comparire anche in odontoiatria.
La domanda è molto semplice:
Su quale braccio stai costruendo il tuo futuro?

